Il 19 in Piemonte

Il covid e la crisi del commercio.

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Già 22mila posti di lavoro andati in fumo nel corso del 2020 ( meno 4,6% ed essenzialmente precari o contratti a termine), ma presto la cifra potrebbe salire fino a superare quota 82mila. Le previsioni del mondo del terziario torinese non sono per nulla buone, dopo oltre un anno di pandemia sotto la Mole.

In realtà, qualche timido segno di ripresa rispetto alla fine del 2020 e all’anno passato c’è, anche in vista dell’estate, ma si tratta di miglioramenti messi a confronto con periodi in cui la chiusura era quasi totale e le prospettive poche, se non nulle. La speranza è che i vaccini possano accelerare un ritorno alla normalità, ma adesso le imprese del commercio e del turismo ammettono che, quando sarà possibile con la fine del blocco dei licenziamenti per legge, oltre una su cinque potrebbe ridimensionare il proprio organico. Addirittura il 22%, arrivando appunto a mettere a rischio oltre 80mila posti di lavoro. Le realtà più inclini a decisioni così drastiche sono nella ristorazione ( 42%), nel turismo (37%), ma anche nel commercio non alimentare ( 27%) e nei servizi alle persone (26%). “La speranza è di non arrivare a tanto – prosegue Coppa -, magari con un miglioramento economico generalizzato. Anche perché per molte delle nostre aziende, spesso a conduzione famigliare, dover rinunciare a una risorsa che ci si è impegnati a formare e far crescere è anche un dolore a livello umano”.

A pesare, in particolare, è la progressiva chiusura di quelle che erano state definite come imprese- zombie: ovvero quelle attività di fatto sospese da tempo, ma che rimanevano in piedi solo grazie alla presenza dei ristori del Governo. Ora i nodi vengono al pettine, mostrando le vere dimensioni del problema: solo da inizio 2021 risulta scomparso il 25% di questo tipo di aziende.

Secondo le cifre dell’indagine, poi, un altro grosso problema per il settore è quello della liquidità. Se da un lato le risposte positive della banche a domande di credito sono aumentate del 25% nel 2020, dall’altro lato preoccupa un totale di 16 miliardi di prestiti in essere per il terziario torinese, in crescita di 3,2 miliardi rispetto al periodo pre-Covid. Debiti, insomma, da saldare non senza difficoltà in futuro.

Risposte che, per ora, sembrano non avere i pubblici esercizi. Con la riapertura in zona gialla, infatti, un’indagine dell’Epat svela che oltre 6 operatori torinesi su 10 lamentano un danno del 50% negli incassi per il divieto di servire i clienti al banco. Pesa anche il coprifuoco alle 22: la maggioranza dei locali dice che il giro d’affari perde fino al 30%.