Il 19 in Piemonte

Bella Ciao. La storia della canzone intramontabile.

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Da decenni ormai in Italia c’è un canto popolare che è associato alla Liberazione dal nazi-fascismo: Bella ciao. Se tutti la conoscono, almeno nel suo ritornello che ha saputo conquistare il mondo, non sono in molti ad aver presente la storia e le origini di un canto ben più antico di quanto si possa credere. Andiamo a riscoprire insieme le origini, ancora oggi piuttosto misteriose, di Bella ciao, e la sua storia fino ai giorni nostri, senza dimenticare di ascoltarne alcune versioni moderne che ancora oggi fanno ballare milioni di persone. Stando alle ricostruzioni tradizionali, Bella ciao si farebbe risalire a un canto intonato dalle mondine del vercellese nei primi anni del Novecento, attorno al 1906. In questa prima versione non si cantava certo di resistenze belliche, bensì dello sfiorire della giovinezza causata dal duro lavoro nelle risaie. Da diversi anni però questo collegamento diretto tra Bella ciao e il canto delle mondine non sembra più convincere gli studiosi. L’origine della versione che tutti ancora oggi conosciamo viene fatta risalire addirittura da Costantino Nigra, nella sua opera Canti piemontesi, a una canzone dal titolo Fior di Tomba, il cui tema è l’abbandono da parte del proprio amore. Un brano probabilmente di derivazione francese e risalente al Cinquecento. Quale che sia la sua origine, comunque, negli anni della Resistenza Bella ciao venne recuperata, trasformata nel testo e utilizzata come canto di saluto alle proprie amate da parte dei partigiani in partenza verso quelle battaglie che, spesso, significavano morte onorevole per i propri ideali. Ovviamente nel corso degli anni sono stati in moltissimi a cimentarsi con un canto popolare di tale importanza e bellezza. Oltre ai vari gruppi folk / rock di casa nostra, come i Modena City Ramblers, la Banda Bassotti o i Gang, vale la pena ricordare le notevoli versioni di Milva, di Giorgio Gaber e di Goran Bregovic. La prima incisione di Bella ciao risale al 1963, ad opera di Sandra Mantovani e Fausto Amodei. Gaber la incise nel 1967, il ‘reuccio’ Claudio Villa nel 1975. Ma nel corso degli anni sono tantissimi gli artisti, italiani e non, che ci si sono voluti cimentare. E anche appartenenti ai generi più disparati. Senza poi dimenticare che grazie al successo della serie tv LA CASA DI CARTA, in cui viene cantata molte volte in versione ispanica, ha davvero fatto il giro del mondo.