Il 19 in Piemonte

Rita Pavone, un diva esplosiva made in Torino!

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La soprannominarono  Pel di carota per le lentiggini e il colore rosso della sua capigliatura. La sua è stata una figura rivoluzionaria per la musica nostrana, monopolizzando di fatto  gli anni Sessanta e Settanta.

Di chi si tratta è facile indovinare: l’inossidabile ed esplosiva Rita Pavone, una cantante i cui brani come Il ballo del mattone, Datemi un martello, La partita di pallone Come te non c’è nessuno, tanto per citarne alcuni, fanno parte del patrimonio artistico italiano e mondiale visto che ha inciso i suoi brani in sette lingue diverse stabilendo di fatto un piccolo grande record.

  Rita nasce a Torino il 23 agosto 1945. Vive i suoi primi in via Malta 43, nel Borgo San Paolo di Torino. La famiglia di origine era composta dal padre Giovanni Pavone, un operaio della Fiat Mirafiori di origini siciliane, la madre Maria, casalinga di origini ferraresi, e i fratelli Piero, Carlo e Cicco. Rita, terzogenita dei quattro, si iscrive alla prima liceo dell’istituto statale Santorre di Santarosa ma, nell’inverno 1959-60, la famiglia si trasferisce in un altro quartiere, presso le case operaie della Fiat di via Chiala 19, alle “Basse” di Mirafiori Sud. Nello stesso periodo, appoggiata e incoraggiata dal padre Giovanni, debutta al Teatro Alfieri di Torino in uno spettacolo per ragazzini dal titolo Telefoniade, e realizzato dall’allora nazionale società telefonica Stipel. È quella la prima volta che Rita si esibisce davanti ad un pubblico vero e non composto da parenti e familiari, e lo fa in due uscite. Tra la fine del 1959 e l’inizio del 1961 si fa notare esibendosi prima in feste studentesche, poi in alcuni locali torinesi. La vita torinese tuttavia, è molto intensa: la giovane Rita deve aiutare economicamente la famiglia con lavori saltuari presso una camiceria e, allo scopo di ottenere un diploma, si iscrive anche a dei corsi festivi dell’Istituto Tecnico Commerciale; i disumani orari di lavoro però, non le consentono di proseguire gli studi. Nel 1962 prende parte alla prima edizione del “Festival degli sconosciuti” di Ariccia, manifestazione patrocinata dal cantante Teddy Reno: egli diventa in breve tempo il suo pigmalione e anche il suo compagno (si sposeranno sei anni più tardi tra le polemiche, dovute alla differenza di età tra i due e al fatto che l’uomo è già padre di un figlio e sposato civilmente). Rita vince il festival e si guadagna un provino con la RCA Italiana: provino superato cantando alcuni brani di Mina. Dal suo esordio a livello nazionale alla fama il passo è molto breve. Nel 1964, viene chiamata a interpretare “Il giornalino di Gian Burrasca”, sceneggiato televisivo diretto da Lina Wertmuller e tratto dal famoso romanzo di Vamba, musicato da Nino Rota. La sigla di questo prodotto è Viva la pappa col pomodoro, brano destinato a scavalcare i confini nazionali nelle versioni inglese, tedesca e spagnola. Tra le date indimenticabili c’è il 20 marzo del 1965, quando Rita si esibisce in concerto nella Carnegie Hall di New York. Il matrimonio con Teddy Reno del 1968, tuttavia, pare produrre un effetto piuttosto destabilizzante rispetto alla carriera della Pavone: da adolescente sbarazzina ma rassicurante, diventa una giovane donna che si unisce in matrimonio a un uomo più vecchio di lei e già sposato. Complice l’interesse della stampa scandalistica, che riporta le vicende relative alla separazione dei suoi genitori, il personaggio di Rita appare in discussione. Il rilancio arriva negli anni Settanta, con  Ciao Rita, uno  speciale sul piccolo schermo in cui l’artista canta, presenta, imita e balla, mentre la seconda metà del decennio regala successi come E zitto zitto e My name is Potato. Dagli anni 80, Rita si gode un meritato riposo, alternato a numerose partecipazioni teatrali e ad alcuni varietà musicali.