Il 19 in Piemonte

C’è preoccupazione per la crisi del settore automotive torinese.

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Il crollo del mercato automotive sta dando molte preoccupazioni agli imprenditori torinesi, che ora chiedono maggiori incentivi.

«In un momento difficile come questo, la filiera dell’auto deve essere sostenuta integralmente, senza remore demagogiche e preconcetti ideologici. Ne va dell’esistenza di decine di migliaia di imprese a Torino e in Piemonte oltre che dell’occupazione di centinaia di migliaia di persone in tutto il Paese. Anzi di più, da un sostegno all’automotive intelligente ed efficace, ne trarrebbero beneficio anche l’ambiente e il territorio», afferma Corrado Alberto, presidente di Api Torino, riferendosi agli incentivi alla filiera dell’auto le cui misure sono in discussione nell’ambito del decreto Rilancio. E aggiunge: «E’ giusto che lo sviluppo dell’auto elettrica sia sostenuto, ma i tempi della riconversione sono inevitabilmente più lunghi. È indispensabile prevedere anche incentivi per il rinnovo del parco auto con veicoli moderni ma a motore termico». Secondo gli ultimi dati disponibili infatti, il nostro parco circolante di autovetture ha oggi un’età media di 11 anni e 6 mesi. «Aiutare gli acquisti di auto passando da euro 0,1,2,3 ad euro 6 con qualunque motorizzazione, è la strada giusta per sostenere ambiente e occupazione», sottolinea Alberto.

«Se aspettiamo che l’elettrico sia alla portata di una consistente fetta di mercato, finiremo per trovarci con un mercato ancora più moribondo di oggi e con più disoccupati». Ma Corrado Alberto non è il solo ad essere critico. C’è anche il presidente dell’Unione Industriale che ritiene che il Cura Italia e il decreto Rilancio siano «degli antidolorifici a scadenza». «Senza CIG, con il blocco dei licenziamenti e senza liquidità le aziende rischiano di non farcela. Il lavoro non si fa per decreto.

Per rilanciare il comparto industriale serve una cura, non l’antidolorifico», commenta Gallina. Dall’inizio del lockdown a oggi, un’azienda associata a Confindustria su tre ha fatto ricorso alla cassa integrazione. In numeri questo significa che sono ricorse agli ammortizzatori sociali 714 aziende della provincia di Torino, per un totale di quasi 53mila occupati.